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Pesciolino babele

L'arte di leggere e nuotare a vista

Una straniera a Macondo

Ne I fratelli Karamazov c’è una scena molto emblematica di quel misto di sensazioni che per me rendono possibile “entrare nel libro”, “sentirmi dentro la storia”, “essere partecipe”, “percepire il genio tra le righe”, “aggiungere sostanza”, “lasciare tracce”, “nutrire” e così via. Continue reading “Una straniera a Macondo”

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Tutto quello che non ricordo. Khemiri e i confini porosi del racconto

Chi si assume oggi la responsabilità di raccontare i fatti o di ricostruire la personalità di un essere umano? Che cos’è un fatto? Chi decide cosa è rilevante e cosa invece va omesso? In quale ordine si combinano i pezzi di una storia che abbia senso? Ma poi, senso per chi? Continue reading “Tutto quello che non ricordo. Khemiri e i confini porosi del racconto”

Il libro del mare di Strøksnes

Cosa può esserci in un libro sul mare? Se è vero (e lo è) che come dice Melville «acqua e meditazione sono unite per sempre», allora in un libro del o sul mare c’è un po’ di tutto. C’è tutto ciò che possiamo pensare, immaginare e creare. «Nella parte acquea del mondo» è nata la vita e lungo fiumi e laghi la specie umana ha trovato il modo di sopravvivere e prosperare traendo risorse per svilupparsi e ispirazione per creare. Spesso, ed è questo il guaio, prendendo più del dovuto. Continue reading “Il libro del mare di Strøksnes”

Nutshell, by Ian McEwan

McEwan si è divertito. The rest is silence.

 

 

Bibliografia:

Ian McEwan, Nutshell, Jonathan Cape Vintage, London, 2016.

Moby Dick, perché leggerlo è una prova

Non ho nulla da aggiungere rispetto a tutto ciò che è stato detto su Moby Dick. Non penso nemmeno che sarei particolarmente d’aiuto ad altri lettori se qui di seguito mi limitassi ad elencare una dietro l’altra informazioni più o meno note su Melville o su come si colloca la storia della balena bianca nel canone letterario occidentale. Continue reading “Moby Dick, perché leggerlo è una prova”

Quattro assaggi di Proust, prima della Recherche

 

Nessuna sorpresa. Prima del suo famoso e temutissimo romanzo-cattedrale, Proust era Proust. Un tantino meno sofisticato, forse, ma con lo stesso gusto, la stessa predisposizione a cogliere e ad avvolgere in bellissimi vestiti di seta percezioni effimere, impressioni, momenti e ricordi strappati allo scorrere delle cose e del tempo. Continue reading “Quattro assaggi di Proust, prima della Recherche”

La notte di Céline

Se le cose vanno in malora e hai l’ossessione del raccontare tipico del reduce che dopo essere sopravvissuto a una guerra continua a vedere attorno a sé solo la povertà e lo squallore della condizione umana, non puoi certo usare la lingua di Proust. I raffinati arabeschi linguistici non fanno per te, soprattutto se sei uno che dà risposte di questo tipo: «Mi trovo bene solo in un grottesco ai confini della morte. A tutto il resto sono insensibile». Continue reading “La notte di Céline”

Al cinema. Nabokov e Céline

Due frammenti da due letture straordinarie. Una raccolta di racconti meravigliosi e un romanzo come pochi nella storia della letteratura mondiale. Da una parte un raffinato cesellatore di parole che ritraendo il mondo in realtà ne crea uno suo e dall’altra un francese dallo spirito anarchico che da quello stesso mondo si sente preso a calci ma che vorrebbe dargliene a sua volta.        Continue reading “Al cinema. Nabokov e Céline”

Lo Schiavista di Paul Beatty. Cos’è la “roba nostra”?

Scrivo mentre negli Stati Uniti già si sta votando per eleggere il successore di Barack Obama, il primo presidente nero della storia. Due candidati tragicamente inadeguati si contendono la massima carica politica della nazione più importante del mondo al termine di una delle campagne elettorali più brutte di sempre. Continue reading “Lo Schiavista di Paul Beatty. Cos’è la “roba nostra”?”

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