“… potrebbe riempire un libro con le cose che non dice alla gente in questi giorni”. 

(da L’ultimo dei grandi mammiferi terrestri)

Se avessi una “borsa mentale” bella capiente per i ricordi di lettura, la riempirei con le seguenti cose: un coccodrillo, del miele dolcissimo, il linguaggio dei segni, un furgone, una salsola che rotola lungo un’autostrada del New Mexico, un paio di stivali scomodi e un lupo con le pantofole. Tanto mi basterebbe per portare con me il sapore molto americano delle sedici storie de Il paradiso degli animali, raccolta di racconti firmata dall’esordiente David James Poissant.

tumblr_o0qnu8q4zW1tzqiu1o1_500

Mi rendo conto di essere un po’ late to the party viste le tante recensioni già pubblicate nei mesi scorsi su blog e social, ma penso davvero che questo giovane autore abbia trovato una voce originale e delicata nel mare affollato delle short stories made in USA e che, quindi, valga la pena parlarne.

Prima considerazione. Non credo di sbagliare se dico che c’è molta tenerezza nei personaggi di Poissant. L’autore scrive con molta grazia di cose che si sgretolano, di legami tra adulti, spesso coppie sull’orlo di una crisi di nervi, uomini e donne che magari hanno chiuso importanti capitoli della loro esistenza e di cui noi osserviamo il travaglio mentre cercano di capire come iniziare il successivo. È lieve nel farci avvertire il peso di qualcosa che somiglia ad un percorso di crescita o al prendere atto di una responsabilità. Non a caso sono centrali le figure paterne. Se in L’Uomo Lucertola e in Il paradiso degli animali, che ne costituisce il seguito, assistiamo alle peripezie di un padre che tenta di recuperare il rapporto con un figlio rifiutato per la sua diversità, in Il rimborso ecco un altro padre che vuole difendere un altro figlio dalla sua stessa madre, a costo di perdere tutto.

Noi lettori siamo lì con loro e capiamo cosa c’è tra un estremo e l’altro. Tra il restare e l’andare via. Tra il ricucire e il tagliare. Tra il ricordare o il seppellire una volta per tutte.

Seconda riflessione. Mi è tornato in mente Andre Dubus e il suo Ballando a notte fonda, altra raccolta di racconti su coppie americane. Anche lì si avverte il peso delle scelte individuali, ma in qualche modo Dubus portava alla luce la violenza della solitudine, la distanza tra due persone che devono necessariamente realizzarsi in due modi differenti che non coincideranno mai. Lì c’era una distanza incolmabile tra due esseri che pure decidono condividere una vita fatta di casa, di spazio, di momenti. In Poissant, invece, sembra che la soluzione sia in qualche modo a portata di mano, che a volte basti poco per riaggiustare le cose, per riannodare i fili. E se non è una soluzione è comunque un modo per andare avanti. Per dire: no, non è finita. In questo forse sta la tenerezza: la voglia di essere umani anche nei piccoli gesti. Nonostante tutto.

Sotto il lavandino della cucina, trovò un rotolo di carta. Ne strappò un pezzo, lo bagnò, pulì la macchia sul muro, poi raccolse i cocci da terra. Andò al lavandino, impilò i piatti, i vassoi, le padelle incrostate di cibo bruciato, mise tutto sul balcone. Riempì il lavandino di acqua e sapone, immerse i piatti. E poi – d’altronde, cos’altro poteva fare – cominciò a sfregare.

(da Il paradiso degli animali)

salsola
Ah sì, questa è una salsola. Io non lo sapevo…

 

Il paradiso degli animali, David James Poissant, NNE, 2014.

 

 

 

 

 

Annunci