Cosa può esserci in un libro sul mare? Se è vero (e lo è) che come dice Melville «acqua e meditazione sono unite per sempre», allora in un libro del o sul mare c’è un po’ di tutto. C’è tutto ciò che possiamo pensare, immaginare e creare. «Nella parte acquea del mondo» è nata la vita e lungo fiumi e laghi la specie umana ha trovato il modo di sopravvivere e prosperare traendo risorse per svilupparsi e ispirazione per creare. Spesso, ed è questo il guaio, prendendo più del dovuto.

Ciò che fa il norvegese Morten A. Strøksnes nel suo Il libro del mare appena pubblicato da Iperborea è ricordarci innanzitutto il grande debito di riconoscenza che abbiamo nei confronti degli oceani e delle loro creature. Mettendo in fila numeri, storie, personaggi, scoperte e dati scientifici, ci porta con lui in un viaggio ricco e stimolante alla riscoperta di quella parte di mondo che da secoli, con spirito stupidamente predatorio continuiamo a bistrattare, fino al punto di mettere a rischio la nostra stessa sopravvivenza.

«Con le nostre attività sterminiamo altre specie a un ritmo vertiginoso, semplicemente perché abbiamo raggiunto l’egemonia sulla terra e il dominio sui mari. Siamo arrivati a un punto tale che ormai non si può più parlare di battaglia equa tra uomini e animali. E se come tale viene presentata, di regola è una messinscena. Perché la battaglia reale, oggi, è solo e sempre tra uomini»

A dispetto del sottotitolo “come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare”, Il libro del mare racconta infatti una storia molto più ampia. Sulla scia imprescindibile di quel grande capolavoro della letteratura che è Moby Dick, Strøksnes parte da un’avventura personale, che altro non è se non un’altra variazione sul tema dell’impulso insopprimibile a cercare il riflesso di se stessi nell’immensità della natura, per recuperare i mille fili che legano l’esistenza umana agli oceani.

Quel che ne esce fuori è una mappa potenzialmente infinita della nostra storia (e qui Melville insegna) in cui spiccano suggestioni mitologiche, riflessioni filosofiche e, naturalmente, secoli di letteratura e progresso scientifico. Secoli in cui abbiamo spostato costantemente l’asticella di cosa e di quanto prendiamo dalla natura. In cui abbiamo inventato tecnologie e nuove parole…

«La notte dormo con la finestra aperta. C’è solo una brezza leggera nell’aria, e il tenue sciabordio del mare contro gli scogli filtra attraverso la sottile membrana del sonno. Sul lato esterno delle Vesterålen hanno una parola tutta loro per indicare il suono del mare che arriva dalla finestra della camera da letto in una mite notte d’estate, lambendo dolcemente la battigia: sjybårdurn».

Il libro del mare è un cammino a ritroso nel tempo, ma anche un invito a ragionare su come ci poniamo verso ciò che ancora non sappiamo, sul concetto stesso di ignoto e sulle frontiere ancora da esplorare: gli abissi marini sotto di noi e lo spazio sopra di noi. Come concepiamo la vita? Secondo quali criteri? Esploriamo territori sconosciuti per trovare qualcosa di nuovo o per confermare ciò che sappiamo? Al di là del fatto in sé, è interessante ad esempio scoprire che l’aspetto della simpatica creatura bavosa dei film della serie Alien è modellato su un pesce realmente esistente, uno di quei misteriosi abitanti dei profondi e bui abissi marini; qualcosa che già esiste. Perciò la domanda diventa: quanto usiamo ciò che già sappiamo per immaginare ciò che non sappiamo?

Se però questo è troppo, possiamo tornare con i piedi per terra (o in acqua) e ricordare almeno qualche dato. Giusto per conoscenza.

  • Ogni anno muoiono verosimilmente più di un milione di uccelli e oltre centomila mammiferi marini a causa dei rifiuti di plastica;
  • Nello stomaco delle balene nel Mediterraneo e nei merluzzi della Norvegia, nove volte su dieci, vengono rinvenuti residui di plastica;
  • Secondo le stime dell’IFAW (International Fund For Animal Welfare), ogni anno vengono uccise oltre 1000 balene. Le flotte di Giappone, Norvegia e Islanda continuano la caccia, spalleggiate dai rispettivi governi. Caccia che prosegue ancora oggi con metodi inutilmente crudeli e senza alcun fondamento scientifico;
  • Oltre duecento milioni di balene di diverse specie sono state catturate in poco più di un secolo, fino agli anni Settanta;
  • I campioni di fegato e grasso prelevati da esemplari marini tra l’Atlantico e il Pacifico hanno rivelato che molti dei peggiori veleni ambientali stabili che circolano negli ecosistemi si accumulano nelle regioni settentrionali, fin su al Polo Nord, finendo nel corpo di animali polari, compreso il centenario squalo della Groenlandia;
  • Oggi scompaiono specie a un ritmo così veloce che è paragonabile all’estinzione di massa che uccise i dinosauri nel giro di poche centinaia di anni. Le cause sono la perdita dell’habitat, l’introduzione di specie estranee, il riscaldamento globale e l’acidificazione del mare;
  • Lo squalo della Groenlandia vive davvero fino a 400 anni (!). Potremmo anche decidere di lasciarlo in pace…

 

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